Le illusioni dei Guru

Scritto il alle 9:00 da Bruno Nappini

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L’idea che il futuro sia imprevedibile è inficiata ogni giorno dalla facilità con cui viene spiegato il passato. Come osserva Nassim Taleb nel Cigno Nero, la nostra tendenza a costruire e a credere a narrazioni coerenti del passato ci rende difficile accettare i limiti della nostra capacità di prevedere. Tutto ha senso con il senno del poi, un fatto che i guru della finanza sfruttano ogni sera, quando offrono convincenti resoconti degli eventi della giornata. E noi non riusciamo a reprimere la potente intuizione che ciò che ha senso oggi, a posteriori, ieri fosse prevedibile. L’illusione di capire il passato incoraggia la sicumera con cui riteniamo di poter prevedere il futuro.
L’illusione della predizione resta immutata e sfruttata da persone il cui lavoro è appunto predire: non solo gli esperti di finanza ma anche i guru dell’economia e della politica. Radio, televisioni, giornali, forum hanno gruppi di esperti il cui compito è commentare il passato recente e prevedere il futuro. Lettori e telespettatori hanno l’impressione di ricevere informazioni che sono in qualche modo privilegiate o almeno estremamente acute. E non vi è dubbio che i guru ed i loro alfieri credano davvero di offrire informazioni preziose.
Tetlok, in uno studio durato venti anni, ha dimostrato come le previsioni negli ambiti più disparati dei cosidetti esperti si sono rivelate, nel migliore dei casi, disastrose. Praticamente se ne è desunto che i guru dotati delle conoscenze massime sono spesso i meno attendibili. Il motivo è che chi acquisisce più conoscenze sviluppa sempre più l’illusione della propria abilità e diventa troppo sicuro di sè, staccandosi gradatamente dalla realtà. Addirittura Tetlock scoprì che gli esperti erano restii ad ammettere di essersi sbagliati e sciorinavano una lunga serie di scuse: si erano sbagliati sulla tempistica, era intervenuto un avvenimento imprevedibile, addirittura si erano sbagliati ma per i motivi giusti.
Gli esperti, i guru, sono abbagliati dal loro stesso glamour e non sopportano di sbagliarsi. Sono fuorviato non da quello che pensano ma da come lo pensano.
Concludo parafrasando il saggio di Berlin: Il riccio e la volpe.
La volpe sa molte cose, ma il riccio “ne sa una grande” e ha una particolare teoria del mondo che spiega eventi specifici riferendosi sempre ad un sistema coerente ed articolato.
I ricci sono particolarmente restii ad ammettere i loro errori. Per loro una previsione errata è quasi sempre sbagliata nei tempi o quasi esatta. Sono chiari e dogmatici e due ricci che discutono sui due versanti opposti di un problema assicurano un bello spettacolo.
Le volpi invece sono pensatori complessi: ritengono che la realtà emerga dalle interazioni di molti e svariati agenti e forze, tra cui il cieco caso, e che questo produca risultati imprevedibili e di vasta portata. Furono le volpi infatti a registrare i punteggi migliori nell’indagine di Tetlock. Però le volpi sono sempre invitate meno dei ricci a partecipare ai talk-show.
Liberamente tratto da Pensieri lenti e veloci di Kahnemann.
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