ANALISI DELLA VOLATILITA’

Scritto il alle 8:28 da Bruno Nappini

Quest’oggi invece dell’osservazione dei posizionamenti monetari voglio focalizzare l’interesse su una variabile del mercato delle opzioni e dei mercati in genere particolarmente importante, la volatilità.

Non è questa la sede dove sviscerare i concetti della volatilità sui quali potete trovare di tutto e di più nel nostro sito web, dai software necessari per il calcolo, agli articoli didattici, ai video ed alle strategie operative.

Partiamo subito con il visualizzare sulla chart che i prezzi dei due indici benchmark sono esattamente su importanti massimi. Sotto i prezzi insistono degli importanti cumulati volumetrici, quelli in blu sulla destra, che rendono esattamente l’idea di quanta sostanza ci sia stata in questo movimento rialzista che, come abbiamo visto dall’analisi dei posizionamenti monetari, è stato sorretto con forza da importanti ingressi di open interest di future ed opzioni, in particolar modo sul lato supportivo delle put.

A fronte di questi massimi assoluti e relativi andiamo a vedere dove si trova la prima e più facile volatilità calcolabile dal mercato, infatti, basandosi su dati passati, non è altro che una funzione matematica, ovvero la Volatilità Storica che abbiamo evidenziato in Rosso e che, insieme alla Volatilità Implicita, è stata calcolata su un frame temporale di 90 giorni..

Sul Dax la VS è al 16.1%, su S&P è addirittura a 11,2%. Questi valori, se rapportati al periodo analizzato, sono particolarmente bassi e sensibilmente distanti dai valori prezzati dalla Volatilità Implicita.

Fondamentalmente è normale che sia così poichè la Volatilità Implicita è il metodo utilizzato dal mercato per dare un valore al rischio futuro e va da sè che è più facile che venga prezzato un rischio di movimento percentuale maggiore di quello che poi effettivamente avviene.

Quindi ricapitolando, abbiamo la VS di Dax e S&P a 16.1% e 11,2%. Sul Dax il cruscotto di comando ci evidenzia che questo valore è al 31% e quindi non ancora in zona rossa. Su S&P invece si trova in zona rossa e ben al 4% dei restanti valori passati.

La VI, in bianco, del Dax è invece al 21.6% e sul cruscotto di controllo è evidente che si trovi in zona rossa e sul minimo di periodo.

La VI, sempre in bianco, di S&P è anch’essa intorno a 21.3% e sul cruscotto si trova in zona rossa e sul minimo al 4%.

Già questi valori che, sia per la Storica che per la Implicita, calcolati a 90 giorni, ci fanno intravedere come le volatilità sono arrivate in aree di eccesso di periodo particolarmente importanti e la conferma è che, pur essendo molto bassa la Volatilità Storica, quella che misura i movimenti del sottostante, di contro la Volatilità Implicita è ben distante e prezza movimenti ben più ampi di quelli finora avvenuti.

Osservate le due volatilità concentriamoci anche su un indicatore statistico, il Rango o RNG, particolarmente importante.

Questo indicatore è evidenziato dal colore Celeste e in entrambi i sottostanti si trova anch’esso ben al di sotto del suo range. Nello specifico sul Dax è in zona Rossa al 1% e su S&P in zona Rossa al 9%.

Stessa cosa per lo ZScore in Giallo che evidenzia una uscita negativa dalle sue aree di indifferenza.

Traslando il tutto in numeri e percentuali andiamo a fare un una inferenza utilizzando la simulazione Montecarlo a 90 giorni su 50.000 lanci.

La simulazione rimanda questi fattori.

Sul Dax, nei prossimi 90 giorni, il prezzo ha il 68,36% di probabilità di rimanere all’interno di 12115 e 15699. Di contro il prezzo ha il 14.99% di probabilità di uscire al ribasso ed il 16.65% di probabilità di uscire al rialzo.

Su S&P invece ci sono il 67.90% di probabilità che, nell’arco dei prossimi 90 giorni, il prezzo possa rimanere tra 3363 e 4343.  Di contro il prezzo ha il 15.21% di probabilità di uscire al ribasso ed il 16.90% di probabilità di uscire al rialzo.

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