ANALISI INTERMARKET S&P500

Scritto il alle 11:05 da Bruno Nappini

24 Luglio.

Veloce analisi intermarket di S&P500 relativamente alla scadenza trimestrale Settembre 2021.

Il lungo ed imponente Bull Trend di S&P500 che va avanti ormai da marzo 2020, facendo apparire il grande crollo dell’anno passato solo un normale ritracciamento, si è verificato secondo le consuete modalità operative degli attori che muovono il mercato.

Dopo che i prezzi hanno rotto i trigger operavi di VA+40, dove oltre il 40% della componente Call stava diventando Itm, gli operatori sono stati costretti a ricoprire le posizioni in difficoltà sia utilizzando il Future che entrando in posizione con numerose Put Otm ed Atm e rollando su strike e scadenze più lontane le tante Call che stavano andando in difficoltà.

Anche l’ultimo forte rimbalzo, avvenuto anche questo dopo un rapido Sell-Off, si è sviluppato con forte aumento di Put dietro al prezzo, chiusura e rollaggio di Call ed apertura di Future in chiara funzione di ricopertura.

Quindi per gli shorter ed i venditori di Call finora non c’è mai stata storia su questo genere di mercato assolutamente monodirezionale. Ma quello che però ha colpito di più gli operatori è stato l’inaspettato aumento di volatilità implicita al salire delle quotazioni.

Infatti, a partire dal fatidico giorno del 5 Aprile 2021, quando il mercato americani aprì in forte Gap Up, rompendo di fatto la importante resistenza posta in area 4000 dove insisteva oltre il 70% di Call a mercato, qualcosa sul pricing di volatilità è cambiato. Ogni aumento dei prezzi ha prodotto costanti aumenti di volatilità implicita, rendendo di fatto ancor più difficile operare vega negativi con opzioni call vendute.

A livello teorico tutti sanno che quando le quotazioni salgono, le volatilità implicite diminuiscono. Durante questo lunga salita è avvenuto esattamente il contrario e mandando in crisi il vecchio teorema.

Guardiamo adesso dove si trova il prezzo rispetto ai posizionamenti monetari degli opertori.

Sul Grafico sono bene evidenti, con gli istogrammi rossi, le gran quantità di put che si trovano a mercato su tutti gli strike, da 3900 fino a 4350. In blu invece il gran numero di call che è stato ricoperto dagli operatori soprattutto a partire da strike 4000, 4200 e 4350.

Tutta la salita è stata accompagnata da consistenti aumenti di contratti future evidenziati dall’istogramma giallo ed aumenti di put in rosso.

Attualmente il prezzo, in area 4400, si trova esattamente a ridosso della più numerosa quantità di call presente a mercato.

E’ un’area di assoluta rilevanza poichè costringerà molti operatori a movimentare come non mai opzioni e future provocando nuovi aumenti di volatilità implicite.

Guardiamo adesso il mercato attraverso MC4 utilizzando la Funzione di Ripartizione.

Da questo istogramma si comprende benissimo che i prezzi sono arrivati, anche su questa scadenza, a mettere in difficoltà oltre il 70% di call. Statisticamente sappiamo che un mercato che va in ipercoperto toccando Value Area +80 è un mercato dove è rimasto ben poco da coprire e quindi, teoricamente, il ricorso al future si fa, via via, minore. Si assiste di solito ad alleggerimenti di posizioni, vengono chiusi i future, chiuse le call lontane dal prezzo e rollate su altri strike le call presenti sul mercato. Questo porta normalmente ad un primo abbassamento di volatilità implicita.

Infatti è proprio da questi livelli che l’osservazione di ciò che avviene dietro al prezzo si fa particolarmente importante. Un aumento di open interest del future è molto probabile che porti a nuove rotture dei massimi. Una sua diminuzione può invece, piano piano, portare ad un primo tentativo di ritracciamento.

Ma in assoluto, mai come su questo rialzo, a farla da padrona è stata la volatilità implicita che ha dominato su tutte le greche di portafoglio, rendendo superfluo il delta ed il theta.

Ecco come si presentano al close gli smile di volatilità delle quattro scadenze.

 

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